INTRODUZIONE AI LIBRI D'ORE
Libro d'Ore:
Libro di orazioni per i laici che racchiude preghiere da recitarsi alle diverse ore del giorno.
La Regola di San Benedetto ricorda le parole del Salmo: “Sette volte al giorno ti ho lodato” e “nel mezzo della notte mi alzavo per lodarti”. Da questa frase traggono origine le Ore Canoniche ovvero l'insieme di invocazioni e suppliche che scandiscono la giornata.
Le Ore canoniche composte da una preghiera notturna e sette diurne sono così suddivise:
- mattutino: circa a mezzanotte;
- laudi: al sorgere del sole;
- prima: circa alle 6, al risveglio;
- terza : circa alle 9;
- sesta : circa alle 12, ora del pasto;
- nona : circa alle 15;
- vespri: al tramonto;
- compieta: prima di coricarsi.
Come si può vedere gli intervalli sono di circa tre ore. Ore di sessanta minuti. Ma il tempo del Medioevo non era scandito dalla divisone perfetta di un congegno meccanico bensì dalla luce solare e anche le Ore variavano a seconda della stagione.
Già nelle comunità monastiche del X° secolo vengono recitate le preghiere nelle Ore canoniche, ma il primo vero Libro d'ore risale alla metà del XIII° secolo come derivazione dal Breviario.
Gli elementi che compongono il libro d'ore si sono mantenuti nei secoli e sono composti da un numero di parti ben definite per scandire i momenti più significativi della giornata come il risveglio, il pasto, il coricarsi.
Oltre a questo contiene preghiere da recitarsi in occasioni particolari come l'Ufficio dei Defunti e le invocazioni ai Santi. Tutti gli elementi descritti possono variare notevolmente nel contenuto e nell'ordine seguendo liturgie locali.
Solitamente comprendono:
- il calendario che indica le date delle festività della chiesa e i santi;
- gli estratti dai Vangeli;
- le Ore della Vergine, la parte più importante e corposa che contiene una serie di preghiere e Salmi dedicati alla Vergine Maria;
- le Ore sussidiarie della Croce e dello Spirito Santo;
- i Salmi penitenziali e le Litanie (sono sempre insieme);
- l'Ufficio dei defunti;
- devozioni a particolari santi e addizionali preghiere in onore della Vergine.
Il testo è normalmente in latino ma alcune preghiere speciali dell'ultima parte sono spesso in lingua volgare. Talvolta, ed in particolare in Germania o nell'area olandese, l'intero libro è nella lingua corrente.
Uno degli aspetti più affascinanti del libro d'Ore è indubbiamente la sua diffusione. Questi piccoli libri, destinati all'uso personale viaggiarono per tutta l'Europa accompagnando i proprietari nei loro viaggi. Spesso erano offerti in dote alla futura sposa, oppure ad un monaco in particolari occasioni, o donati ad un nobile come omaggio al suo potere. Le famiglie vi annotavano le date più significative, i matrimoni, le nascite, le morti e di generazione in generazione, trasmessi per eredità cambiavano proprietario, divulgavano le idee, i gusti e i nuovi stili in nuovi paesi.
Molte biblioteche personali furono arricchite da questi oggetti preziosi.
La committenza era composta innanzitutto dagli aristocratici e da alti prelati ma la nascente borghesia cominciò anch'essa a volerli possedere e divennero ben presto oggetti di lusso e simboli dello status sociale.
Accanto agli esemplari riccamente decorati in oro e in azzurro, carichi di dipinti a piena pagina e destinati alle classi più alte, vi erano quelli di qualità più “ordinaria”, con poche illustrazioni e rivolti alle classi medie che cercavano di migliorare il loro status sociale anche attraverso il libro. Il libro d'Ore, codice manoscritto e spesso miniato, rimane testimone diretto e tangibile di una delle più grandi evoluzioni sociali d'Europa.
L'estensione e la qualità delle decorazioni dipendeva fortemente dalle disponibilità economiche dell'acquirente che se molto ricco poteva permettersi di scegliere il miniatore e anche lo stile. La pagina divenne il campo dell'espressione artistica come testimonianza del gusto e del costume del tempo. Attraverso le miniature oggi apprendiamo aspetti interessanti sulla vita quotidiana del tempo come l'abbigliamento, il cibo, le abitazioni e gli arredi.
Tutti i Libri d'Ore sono decorati, alcuni hanno solo iniziali miniate ma la maggior parte è ornata con miniature, piccoli-grandi capolavori modellati da geniali artisti.

I miniatori noti, rispetto a coloro che effettivamente lavorarono, sono pochi. Alcuni vengono ricordati con il nome della città dove operarono - il Maestro di Troyes, di Gerona -, altri col nome del committente o dell'opera più importante loro attribuita come il Maestro del Breviario Francescano, il Maestro dei Corali di S.Domenico.
Tra le imprese editoriali più importanti, qui intese come vere e proprie produzioni seriali, primeggiarono gli ateliers fiamminghi, quelli borgognoni, quelli di Parigi e di Tours.
I miniatori più famosi in assoluto sono i fratelli Limbourg che attorno al 1413. miniarono un capolavoro universale, Les Très Riches Heures per il Duca di Berry.
Si tratta di uno dei più importanti tesori artistici della Francia e rappresenta il culmine nell'arte della miniatura francese per la raffinatezza nella cura dei particolari e del paesaggio.
Ma prima di loro vanno ricordati altri artisti francesi come Jean Pucelle che nel XIV secolo introdusse nuovi canoni artistici come una composizione più libera capace di rendere la profondità dello spazio. Pucelle realizzò una serie di piccoli capolavori come le Heures de Jeanne d'Evreux per la moglie di Carlo IV il Bello e le “Ore “ dette di Jean Pucelle da lui miniate nella seconda metà del XIV secolo. A tratti la sua arte lascia trasparire un'influenza italiana legata ad un probabile soggiorno dell'artista in Toscana. Nello stesso periodo in Italia nasce con Giotto un nuovo spazio figurativo. Questa rivoluzione sconvolge anche l'arte della miniatura fino ad allora basata sulla assoluta bidimensionalità della pagina e teatro del mutamento fu la Francia, e non l'Italia, perchè qui, più che altrove, si era affermata questa forma espressiva.
Anche Jan Van Eyck, grande innovatore della pittura fiamminga del XV, esordì con la miniatura. E' questo uno dei numerosi esempi in cui un pittore di fama indiscussa si misura anche in questo campo.
Un altro grande pittore e miniatore francese del XV secolo, Jean Fouquet, fu anch'esso influenzato da elementi dello stile toscano acquisiti nel suo viaggio in Italia. Le sue opere sono rinomate per la precisione dei particolari e la raffinata tecnica derivata dalla scuola fiamminga. Un esempio sono Les Heures d'Etienne Chevalier, importante Libro d'Ore con sessanta miniature a piena pagina.
In questo panorama non possiamo dimenticare Simon Bening, figura di spicco degli anni a cavallo del '500 che lavorò al servizio di Carlo V e fu autore di opere di qualità eccelsa. Bening, che apprese l'arte dal padre pittore, continua la tradizione fiamminga ma infonde una nuova luce alle immagini.
Per quanto riguarda la miniatura italiana ci limitiamo a citare le figure emergenti senza affrontare aspetti stilistici che meriterebbero ben altro spazio.
Ricordiamo Oderisi da Gubbio famoso miniatore attivo a Bologna alla fine del XIII secolo. La celeberrima citazione di Dante che pone in parallelo a Cimabue e Giotto per la pittura il binomio Oderisi - Franco Bolognese per l'arte miniatoria sottolinea l'importanza della miniatura, posta sullo stesso piano di pittura e poesia nell'Italia di primo trecento.
A Ferrara, uno tra i maggiori centri di produzione libraria alla metà del XV secolo, lavorarono Taddeo Crivelli, uno dei più importanti miniatori alla corte estense autore della celeberrima Bibbia di Borso d'Este, assieme a Guglielmo Giraldi che lavorò per i Gonzaga e per Federico da Montefeltro.
Del periodo di transizione fra Tardogotico e Rinascimento vanno ricordati anche Giovanni Belbello da Pavia autore di parte dell'Offiziolo di Gian Galeazzo Visconti, Michelino da Besozzo il cui capolavoro è rappresentato dal Libro d'Ore, già Bodmer, oggi alla Pierpont Morgan library di New York, Attavante degli Attavanti ( attivo a cavallo tra XV e XVI secolo) autore della Bibbia di Federico da Montefeltro e di molte opere per Mattia Corvino, re di Ungheria.
Numerosi furono gli artisti, noti come pittori, che lavorarono anche come miniatori. Già abbiamo detto di Van Eyck. Per l'Italia citiamo Pietro Cavallini alla fine del XIII secolo, Neri da Rimini e Simone Martini nel secolo successivo, Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Giovanni Bellini, Pinturicchio e Francesco di Giorgio Martini, ingegnere e architetto nel corso del XV secolo.
LIBRI D'ORE A STAMPA

Il Libro d'Ore nacque manoscritto, ma l'invenzione della stampa, alla metà del XV secolo, permise la riproduzione seriale dei volumi rendendoli disponibili per un pubblico più vasto. Le botteghe tipografiche offrivano varie tipologie di volumi:
- Stampati su pergamena con capolettera, bordure ed illustrazioni miniate.
- Stampati su pergamena con illustrazioni colorate.
- Stampati su pergamena con solo capolettera miniati.
- Stampati su carta con illustrazioni colorate o in bianco e nero.
I più facoltosi continuarono a preferire il libro manoscritto con numerose miniature e più ci si avvicinava a questa tipologia più aumentavano il costo e la qualità dell'oggetto.
I volumi della prima categoria, sono quasi indistinguibili dai manoscritti; solo la regolarità della textura tradisce la stampa. Le miniature e le decorazioni sono ben eseguite a pennello con sottili linee in oro liquido e a volte utilizzano le illustrazioni xilografiche sottostanti come disegno preparatorio. Certo la qualità delle immagini non è paragonabile a quelle dei grandi maestri, ma la semplicità da “bottega artigianale” li rende molto gradevoli. E' difficile distinguere una miniatura da una xilografia miniata, solo osservando la pagina in controluce diventa visibile l'incisione sottostante.
Alla seconda tipologia appartengono le xilografie colorate: con pennellate di acquerello venivano ravvivate le illustrazioni in bianco e nero, in maniera generalmente più fine rispetto alle illustrazioni degli incunaboli stampati su carta; a volte con l'uso dell'oro liquido si ottenevano effetti quasi tridimensionali.
Non dobbiamo però pensare che un Libro d'ore con illustrazioni in bianco e nero fosse povero, spesso le figure erano più numerose e di sorprendente qualità; anche sui bordi delle pagine vediamo scorrere immagini di sequenze bibliche e magnifiche danze della Morte, dove popolani, nobili, borghesi ed ecclesiastici danzano con la “grande consolatrice”.
Le botteghe specializzate nella produzione di Libri d'Ore colorati o miniati erano soprattutto situate in Francia e a Parigi in particolare, mentre gli esemplari stampati in Italia sono molto più rari e generalmente in bianco e nero.
Le più famose botteghe tipografiche parigine furono quelle di Philippe Pigouchet spesso compagno di Simon Vostre del quale vanno ricordate le bellissime danze della morte impresse sulle bordure delle pagine. Un altro atelier è quello di Thielman Kerver che produsse volumi illustrati di straordinaria qualità con magnifiche incisioni, mentre Antoine Vérard va citato per le Grandes Heures, libri d'Ore di grandi dimensioni. Queste tipografie si avvalevano per le decorazioni di miniatori, probabilmente apprendisti di bottega per le edizioni comuni e grandi nomi per committenti particolari.
Ma la bottega forse più conosciuta e con la maggiore produzione è quella dei fratelli Hardouin.
Gilles, attivo fra il 1500 e il 1542, lavorava a Parigi vicino al Ponte di Notre Dame all'insegna della rosa. Il fratello Germain, che aveva la bottega poco distante, all'insegna di Santa Margherita era “in arte literarie picture peritissimus”, iscritto cioè alla gilda dei Miniatori.
Possiamo immaginare la forza di un'impresa familiare che riesce a produrre al suo interno l'intero Libro d'Ore, dalla stampa alla miniatura, diversamente da chi doveva coinvolgere altre figure professionali. Sembra particolarmente azzeccata anche l'idea di possedere due diverse botteghe pur lavorando insieme; forse una era dedicata alle produzioni “popolari” e l'altra a quelle di materiale più lussuoso. Tutti gli atelier produssero libri di qualità straordinaria, che ancora oggi ci stupiscono per la loro bellezza.
La richiesta di Libri d'Ore non diminuì nei secoli seguenti ma cessarono di essere uno “status symbol” per divenire dei comuni libri di preghiere o parte degli stessi.
LA DECORAZIONE DEI LIBRI D'ORE

Le pitture non avevano solo uno scopo decorativo ma integrandosi con il testo dovevano aiutare la meditazione e la preghiera. Soprattutto per coloro che non sapevano leggere, non dimentichiamo che il grado di analfabetismo era alto anche tra i proprietari dei libri d'ore e l'immagine serviva quindi a capire in quali preghiere recitare, a memoria, o quali testi ricordare. Ma è interessante notare che accanto a questo aspetto di rigorosa osservanza della tradizione qua e là sulle bordure comparivano elementi riconducibili a una dimensione più ludica della vita.
Strane figure, mezzo uomo e mezzo animale, piccoli mostri, creature immaginarie in atteggiamento grottesco avevano tutti lo scopo di insinuare forme di divagazione e di evasione rispetto alla formale serietà del testo e hanno un importante ruolo decorativo oltre che simbolico. Tali figure sono appellate con il termine di “grilli gotici ” dallo studioso Baltrusaitis.
La disposizione delle miniature all'interno del volume segue uno schema ben ordinato e le immagini rappresentano episodi legati alla vita di Gesù e della Vergine ma non mancano anche passaggi e figure dell'Antico Testamento.
Cominciamo dal calendario, solitamente posto all'inizio del libro. Negli esemplari più ricchi è decorato con costellazioni zodiacali, con scene di vita nobiliare e le attività legate alla vita nel corso delle stagioni come la mietitura, la vendemmia o l'uccisione del maiale.
Nei brani dai Vangeli viene normalmente raffigurato S. Giovanni, raramente si trovano gli altri Evangelisti, comunque sempre accompagnati dal loro simbolo.
Le miniature che introducono ciascuna delle otto ore canoniche sono: l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l'Annuncio ai pastori, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Strage degli Innocenti o la Fuga in Egitto. La sequenza termina spesso con la Dormizione o l'Incoronazione della Vergine. In alternativa possono apparire scene dal ciclo della Pasqua come il tradimento di Giuda, la salita al Calvario o la Crocifissione.
Nei Salmi Penitenziali troviamo raffigurati episodi legati al re Davide mentre nell'Officio dei defunti compaiono riti funerari, immagini del Giudizio Universale o l'episodio di Giobbe che incontra i fratelli.
Nella parte finale del libro compaiono i Santi con i loro attributi o con gli strumenti del martirio; ad esempio S. Pietro è raffigurato con le chiavi, S. Sebastiano trafitto da dardi, S.Lorenzo con la graticola, S.Stefano con un sasso, Santa Caterina d'Alessandria con la ruota. Queste illustrazioni sono quasi sempre di dimensioni inferiori rispetto alle tavole più importanti che aprono le Ore Canoniche.
Le miniature sono spesso circondate da magnifiche bordure con stili e caratteristiche diverse a seconda del periodo. Si va dalle più semplici costituite da girari di foglie stilizzate e riconducibili al periodo gotico, a quelle, forse più note, saturate da un fitto intreccio di tralci di foglie d'acanto, di fiori, frutti e animali per arrivare a bordure più naturalistiche di derivazione fiamminga .
Le bordure floreali, per iconografia e stile, vanno ricondotte all'Hortus Conclusus, ovvero a quell'immagine ricorrente nel Medioevo e ispirata al Cantico dei Cantici che recita "giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata". Rappresentato da un giardino segreto e fantastico, che offre riparo dal male, nel quale crescono fiori e frutti allegorici, sempre associati alla figura della Vergine Maria e del Paradiso.
La rosa è per eccellenza il fiore legato alla Madonna chiamata anche “rosa senza spine” cioè non toccata dal peccato originale; la tradizione narra infatti che la rosa del giardino nell'Eden fosse priva di spine. La rosa con le spine è invece attributo del martirio. Il fiore ricorre anche in alcuni episodi della Sacra Famiglia e nelle immagini del Santo Sepolcro. Le rose rosse possono anche rappresentare il sangue di Cristo mentre quelle bianche sono lavate dalle lacrime della Vergine.
Anche l'iris, dalle diverse colorazioni, viene comunemente considerato un fiore della Madonna e talvolta sostituisce il giglio nelle scene dell'Annunciazione, in altri casi è associato al suo dolore per la morte di Gesù.
La viola nell'immaginario popolare è simbolo di modestia e umiltà; per questo viene anch'esso accostato alla Vergine ma anche a Gesù che ha avuto l'umiltà di farsi uomo. Il fiordaliso che cresce spontaneamente nei campi di grano viene associato alla figura di Gesù come pane Eucaristico e anche alla sconfitta del demonio poichè al fiore si attribuivano proprietà contro il morso dei serpenti.
La fragola è considerato cibo dei beati e come tale richiama l'immagine del Paradiso. Viene associato all'Annunciazione e all'Incarnazione di Cristo che secondo la tradizione avvennero in primavera, contemporaneamente alla nascita del frutto.
Il giglio, che nell'Antico Testamento veniva associato alla fertilità e alla bellezza, nell'iconografia medievale, ricorda l'episodio di Gesù bambino che dona fiori di giglio ai santi e viene collegato alla castità e alla purezza. Per questo diviene uno dei simboli che più spesso accompagna la figura della Vergine, soprattutto nelle scene dell'Annunciazione.
Il melograno nel Medioevo è spesso raffigurato in mano a Gesù Bambino come simbolo della futura Resurrezione mentre tra le mani della Madonna può indicare la castità.
Accenniamo brevemente al significato allegorico attribuito agli animali che abitano le decorazioni nei libri d'Ore
L'uccello, spesso presente nelle bordure, come la farfalla, raffigura l'anima umana che abbandona il corpo al momento della morte.
La lumaca, animale che si chiude nel guscio, nella dottrina cristiana è diventata simbolo di virtù e sobrietà.
Quello che all'apparenza può sembrare un semplice corredo decorativo, si rivela invece un interessante elemento per svelare alcuni segreti di quest'epoca, in cui l'arte, la realtà e la fede si fondono in un'unica percezione del mondo.